La lezione di Aldo Moro non è un pezzo di storia da museo, ma un metodo politico ancora straordinariamente attuale. Dietro questa definizione si cela l’essenza ed il credo della provenienza politica del dr. Gaetano Cusenza (nella foto-copertina ndr).
di Giuseppe Di Lullo (*)
Ci parli del metodo che le ha consentito di esser uno dei maggiori esponenti di questo pensiero.
Nel 1978 frequentavo la 3ª C dell’Istituto Magistrale. Era il 16 marzo, giovedì: si teneva l’ora di religione con il professor don Mimì, oggi monsignor Domenico D’Ambrosio, arcivescovo emerito di Lecce, mio parroco, guida e padre nella fede negli anni giovanili. Quel drammatico evento segnò profondamente la mia persona e mi accompagnò nel passaggio dall’impegno parrocchiale a quello politico, che Papa Paolo VI chiamava la carità più vasta. Chiedo la tessera dei giovani democristiani. All’età di ventotto anni mi candidai per la prima volta e, in quella stessa consiliatura, fui eletto Sindaco di San Giovanni Rotondo. Eravamo prima della legge 81/1993, che introdusse l’elezione diretta del Sindaco.
Fin dall’inizio, Moro è stato la ragione del mio interessamento e del mio impegno verso la politica e l’amministrazione della Città. Oggi continuo a studiare la vita di Moro, oserei dire lo stile dello statista: leggo i suoi libri e approfondisco il suo pensiero, che è sempre attuale e innovativo. Lo scrittore austriaco Robert Musil, autore del libro L’uomo senza qualità, sosteneva che la politica è il luogo in cui si decide ciò che accade: si rompono le strade, manca l’energia elettrica, la città è sporca, i ragazzi disturbano, e allora si chiede l’intervento dell’amministratore. A questa teoria sembra rispondere Aldo Moro: «La politica non può vivere alla giornata, non può attendere gli avvenimenti, ma deve prevedere ciò che sta per accadere e programmare per risolverlo. La politica deve avere un respiro lungo, deve guardare avanti, deve avere un disegno, vedere ciò che si annunzia all’orizzonte, fiutare il futuro». Io non sto con Musil, io sto con Aldo Moro, il quale mi ha insegnato che fare politica significa avere la capacità di lettura del proprio tempo e di costruzione del tempo futuro. Moro mi ha insegnato che c’è un altro modo di amministrare la Città o un territorio; io mi sforzo di rappresentare questo altro modo.
Come è stato gestito il dopo Moro nella DC di Capitanata e di San Giovanni Rotondo? Quale è stato il suo contributo?
Con la morte di Moro nella DC si creò un grande vuoto. Hanno provato a colmarlo Fanfani, Andreotti, Cossiga, ma non ci sono riusciti. In Puglia, prima il bravo on. Renato Dell’Andro e poi altri si sono impegnati molto per tenere accesa la fiamma del pensiero di Moro. Un grande grazie va a Gero Grassi, che sta svolgendo un servizio molto utile, soprattutto a favore delle nuove generazioni che non hanno avuto la possibilità di conoscere lo statista democristiano.
In Capitanata e a San Giovanni Rotondo, l’assenza di Moro si avvertì tantissimo. Nella mia Città, dove la DC aveva sempre la maggioranza assoluta in Consiglio Comunale, ci si ridusse ad avere solo la maggioranza relativa e per ben due volte si andò all’opposizione. In quegli anni il mio impegno si caratterizzò soprattutto nel Movimento Giovanile della DC con attività sociali, culturali e politiche. Fummo chiamati ad organizzare grandi eventi come il Meeting dei Giovani del 1987, in cui abbiamo avuto importanti ospiti come Nuccio Fava, direttore del TG1, mons. Tonino Bello, presidente di Pax Christi e Madre Teresa di Calcutta, oggi Santa.
Dietro ogni figura pubblica c’è sempre un punto di partenza geografico e identitario. Quali sono i ricordi più nitidi legati al suo luogo di nascita?
La mia famiglia, umile, semplice, ma con tanta fede in Dio. La scuola media superiore, l’università e i miei amici. La formazione spirituale, sociale e culturale. La vita in Parrocchia, i campi scuola, gli incontri di formazione e le catechesi. Tutti questi sono stati luoghi fondamentali per la mia crescita. Anni meravigliosi in cui rincorrevamo in continuazione i modelli, eravamo alla ricerca di veri testimoni credibili: lo stesso don Tonino Bello, il cardinale Carlo Maria Martini, Carlo Carretto. In politica, successivamente, rimasi attratto da Pierluigi Castagnetti, che ringrazio tantissimo per i consigli e il sostegno che mi ha dato e che continua a darmi: un autentico interprete del pensiero cattolico-democratico.
Cercavo persone che mi aiutassero a crescere e lo facevo soprattutto fuori dalla mia Città, non rendendomi conto che il grande modello lo avevo a due passi da me, anzi dentro di me: Padre Pio. Fu un santo sacerdote, don Pierino Galeone, scomparso di recente, a farmi scoprire chi era Padre Pio: un gigante. Don Pierino conobbe Padre Pio nel 1947, fu da lui guarito dalla tubercolosi e da quel momento gli stette molto vicino, fisicamente per più di vent’anni, ma spiritualmente per tutta la vita. Don Pierino realizzò a San Giovanni Rotondo una grande struttura, chiamata Centro di Spiritualità Padre Pio, oggi punto di riferimento per l’accoglienza e per incontri spirituali, culturali, medici e scientifici. Io mi onoro, come amministratore della Città, di aver collaborato con lui.
Casa Sollievo della Sofferenza, San Pio, Montagna Sacra, mandato amministrativo biennio ’91-92 eletto nella DC e Comunità Montana. In che cosa la sua esperienza politica ed il suo impegno hanno pesato tanto da essere ancora oggi valori riconoscibili? Quali le sue opere maggiori?
Fare il Sindaco o il semplice Consigliere Comunale a San Giovanni Rotondo, città santuario, meta di milioni di pellegrini e turisti, e città sanitaria con la Casa Sollievo della Sofferenza, tempio di preghiera e di scienza come la definì Padre Pio inaugurandola il 5 maggio 1956, è un privilegio immenso. Mi tremano i polsi al solo pensiero di calpestare tutti i giorni la stessa terra che Padre Pio ha calpestato con i suoi sandali per ben cinquantadue anni. Capite che emozione si prova quando in Consiglio Comunale si approva la Chiesa di San Pio, progettata dal grande architetto Renzo Piano, oppure quando si vota l’ampliamento della Casa Sollievo della Sofferenza o si dà un contributo alla realizzazione del meraviglioso Centro di Spiritualità Padre Pio, voluto da don Pierino Galeone.
Centrosinistra, centrodestra, civismo. Dove si colloca oggi, con tutta la sua esperienza, in un momento storico di forte transizione soprattutto ideologica?
Mi permetta di ritoccare la sua domanda. Oggi per me in Italia abbiamo al governo un’alleanza di centrodestra; all’opposizione il Campo Largo, che è tutta sinistra; e poi tanti gruppi, piccoli che cercano di accreditarsi nel Campo Largo oppure di creare un Terzo Polo. Il progetto di un Terzo Polo è molto rischioso e complesso, perché siamo in un contesto bipolare. Un Terzo Polo sembrerebbe anacronistico, ma allo stesso tempo è una sfida affascinante: forse per i cattolici democratici è l’unica possibile per poter sostenere i principi provenienti dal Vangelo e dalla Dottrina Sociale della Chiesa. A questo progetto stanno lavorando il sen. Carlo Calenda, gli on. Ettore Rosato ed Elena Bonetti, l’ex Ministro Giuseppe Fioroni e tanti altri. Credo in questo progetto europeista, popolare e liberale, e sono certo che avvicinerà alla politica tantissimi cattolici che oggi non si ritrovano né nella politica della Presidente Giorgia Meloni, né in quella della segretaria PD Schlein.
Sa perché sono molto fiducioso? Sentite questa bella storia. Eravamo a metà degli anni ’50 del secolo scorso ed era da poco morto Alcide De Gasperi. Come spesso succedeva la sera, dopo cena, ci si ritrovava nell’orto del Convento di San Giovanni Rotondo. Una sera c’erano Padre Pio, diversi frati, sacerdoti e alcuni medici. Un frate iniziò a tessere le lodi di Alcide De Gasperi e della DC, facendo un elenco importante di opere pubbliche e sociali che si stavano realizzando in quel periodo. Eravamo nella fase della ricostruzione dell’Italia del secondo dopoguerra. Tutti confermavano le parole del frate; solo Padre Pio non diceva nulla, stava a testa bassa, sembrava addirittura estraneo all’argomento. Il confratello, accortosi del disinteresse di Padre Pio, provò a chiedergli espressamente un parere, ma il Santo non rispondeva. Dopo lunga insistenza, Padre Pio alzò la testa e disse: «È vero, la DC sta facendo tanto per l’Italia, ma arriverà un giorno in cui la DC scomparirà». Tutti i presenti scoppiarono a ridere. Padre Pio non si scompose e aggiunse: «Ma un giorno – e diede anche la data – i cattolici in politica torneranno a stare insieme».
Certamente lei ora vorrà sapere la data che Padre Pio indicò. Bene, mi è stato detto, per adesso, di non dirla. Ma una cosa la voglio dire: ci siamo. Io credo nell’unità dei cattolici in politica. La presenza dei cattolici in politica, per ottant’anni, è stata fondamentale perché i credenti hanno una marcia in più. Diceva Aldo Moro: «La Fede è una profonda tensione dello Spirito che sa vedere la realtà con un altro sguardo che non sia solo l’umano. La nostra fede è uno sguardo che non è solo umano, ma spirituale. Una fede autentica apre vie nuove e profonde, dà vita ad una storia che non è comparabile con le vicende di tutti i giorni».
La sua elezione a consigliere comunale nella maggioranza cittadina guidata dal sindaco Floriana Natale e della coalizione Progetto Futuro rappresenta oggi il suo nuovo orizzonte politico locale e nazionale?
Dopo un’amministrazione a guida Partito Democratico (2019-2024) e un’altra a guida M5S (2024-2026) interrotta dopo solo due anni, a San Giovanni Rotondo si è sviluppato un forte progetto voluto da associazioni, movimenti e liste civiche. La stessa Floriana Natale viene dal mondo del civismo, con un’importante esperienza sociale e parrocchiale. Questo Progetto Futuro è nato qualche anno fa e ha trovato subito la collaborazione di donne e uomini provenienti da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Siamo cinque gruppi consiliari che hanno sancito un accordo di programma basato su punti fermi: l’ordine e la sicurezza pubblica; la promozione del pellegrinaggio e del turismo; il welfare e il sostegno alle categorie più fragili come gli anziani, i diversamente abili e i minori a rischio; il coinvolgimento dei giovani. È un’Amministrazione che si pone fermamente al fianco della Casa Sollievo della Sofferenza e delle tante strutture socio-sanitarie nate nel nostro territorio. Anche se a San Giovanni Rotondo collaboro con forze politiche di centrodestra, a livello nazionale sono impegnato a dare il mio contributo al Terzo Polo.
(*): da INSIEME mensile online del Partito Democratico di Puglia n. 35 Ottobre 2026


