Coronavirus: allarme degli agricoltori foggiani, “Non abbiamo manodopera”

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L’emergenza tanto temuta è scoppiata, un’emergenza nell’emergenza: in provincia di Foggia mancano all’appello oltre 2mila lavoratori addetti alla raccolta nei campi e alla trasformazione dei prodotti nelle aziende agricole, il flusso che di questi tempi proviene dall’Est europeo quest’anno difficilmente ci sarà. A riportarlo è la Gazzetta del Mezzogiorno che continua, il Coronavirus ha chiuso i varchi dall’Italia con paesi come Bulgaria e Romania. Intere flotte di operai agricoli e con famiglie al seguito, dovranno rimanere in patria almeno fino a quando il virus non sarà sconfitto. Nella quasi totalità delle aziende del Foggiano si comincia a soffrire la mancanza di personale proveniente da quelle zone per la raccolta dell’asparago. Si sarebbe dovuto partire a fine marzo, almeno un centinaio le giornate richieste su circa 6mila ettari nel più grande distretto dell’asparago verde al Sud.

Tuttavia in alcune aziende la raccolta arranca. Gli imprenditori stanno cercando di correre ai ripari con la manodopera locale già sotto contratto e con quella arruolabile nei ghetti di borgo Mezzanone e di Rignano (o Torretta Antonacci). Ma ci sono due ordini di problemi: quando parliamo dei bulgari e romeni ci riferiamo a una manodopera specializzata, difficile rimpiazzabile dall’oggi al domani specie se tra questi lavoratori e le aziende vanno avanti da anni rapporti di lavoro stabili. Seconda questione, i lavoratori dei ghetti: parliamo nella maggior parte dei casi di irregolari, senza permesso di soggiorno e dunque impossibili da assumere a meno che non si voglia sfidare gli strali della legge anticaporalato.

Alcune organizzazioni agricole, come la Coldiretti, incoraggiano il ritorno ai voucher nei campi, strumento per la verità già applicabile ma con limiti di spesa tarati sui piccoli lavoretti (5mila euro di budget), non certo sulle grandi campagne di produzione e raccolta. I sindacati però si oppongono: «L’agricoltura ha bisogno di emanciparsi, dobbiamo pensare all’agricoltura 4.0, non si può tornare all’antico», l’obiezione di Paolo Frascella della Fai Cisl.

Le aziende non chiedono semplici manovali, ma qualcosa di più: «Aspettiamo i nostri quattro trattoristi dalla Romania – dice Antonio Andreano, giovane agricoltore con azienda a un chilometro dal capoluogo dauno – se non riusciranno a venire ci metteranno in grossa difficoltà. Non è un profilo che si trova facilmente sul territorio, dovremmo provare ad adattare in quello specifico ruolo altro personale con tutte le difficoltà e i rischi che ciò comporta. Non abbiamo nemmeno sufficienti mascherine e gel igienizzanti, i fornitori hanno grandi difficoltà a reperirli sul mercato».

Alleanza delle cooperative, associazione leader in Italia che fa capo al foggiano Giorgio Mercuri, la vede diversamente sui voucher: «Chiediamo una flessibilità solo per questo periodo – sottolinea – si trovino allora altre soluzioni. Ad esempio chi intasca il reddito di cittadinanza: non è pensabile che in un paese normale, tra tanti disoccupati, non si trovi un 10% che abbia voglia e lo spirito per andare a lavorare in campagne. Chiediamo soluzioni alla politica, ma purtroppo a tutto questo non riusciamo ad avere risposte. E se non ci si muove in tempo tanto asparago non potrà essere raccolto in provincia di Foggia».

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