Parroco finito nel vortice delle polemiche dopo che venerdì 3 aprile è sceso in strada con altre tre persone, per portare la Croce di Cristo

0

La legge va interpretata e, nel caso specifico, va interpretata «creativamente». È questo il pensiero del parroco della Chiesa di San Trifone di Cerignola, don Carmine Vietri, finito nel vortice delle polemiche dopo che venerdì 3 aprile è sceso in strada con altre tre persone, per portare la Croce di Cristo nel quartiere. Tra gli entusiasti per il gesto di speranza e i contrari poiché le manifestazioni religiose sono bandite dal decreto del premier Conte, laddove è scritto che «sono sospese le manifestazioni di qualsiasi natura», il sacerdote prova a chiarire la sua posizione. «Non era una processione ma la volontà di portare la croce in mezzo alla gente, senza violare il quadro normativo del decreto: ho chiesto il permesso al vescovo e alle forze dell’ordine, io sto nel giusto: ho voluto dare un segnale alla popolazione, non basta lo streaming”, dice a La Gazzetta del Mezzogiorno don Carmine Vietri, che aggiunge: «Siamo stati ad una distanza non di un metro, ma venti metri».

Sebbene le immagini non confortino totalmente la tesi sul distanziamento, per don Carmine Vietri «non ci sono stati assembramenti, la gente è rimasta in casa ed è stata contenta di questo gesto di speranza». E a chi gli contesta di aver violato le norme previste dal decreto del presidente del consiglio dei ministri, che vieta manifestazioni pubbliche di ogni tipo permettendo solo uscite di carattere urgente e improrogabile, il parroco di San Trifone replica: «Chi lo stabilisce cosa è urgente e cosa no? Il Governo? E il Governo non può dire tutto.

L’importante è che noi interpretiamo creativamente ciò che la legge dice e ritengo di essere stato nella legalità e di aver soddisfatto ciò che la gente voleva in quel momento. Noi» aggiunge don Carmine Vietri «dobbiamo essere intelligenti e non capre, dobbiamo imparare a far sì che la legge venga rispettata in maniera creativa». Poi la critica: «C’è gente assembrata alle banche, chi disciplina tutto questo flusso di persone alla rinfusa? Ci prendiamo in giro? Io non devo dare conto a nessuno, ho chiesto autorizzazione al vescovo Renna e alle forze dell’ordine: non c’erano problemi per questa cosa».

Il dibattito sulla «via Crucis» estemporanea non ha diviso soltanto l’opinione pubblica, spaccata tra favorevoli per un gesto ritenuto innocente e contrari che chiedono cosa abbia scritto il sacerdote sulla propria autocertificazione abbandonando il suo domicilio. Anche la conferenza episcopale dei vescovi, che già il 9 marzo aveva stilato un documento in cui si dichiarano «sospese le feste patronali, le processioni, le stazioni quaresimali e qualsiasi altra manifestazione». La via crucis per le vie del quartiere Fornaci, pur esercitata in forme discrete e con quattro persone al seguito, è stato indubbiamente un gesto di speranza, anche se per molti evitabile, soprattutto nel momento in cui Cerignola è ad un passo dalla «fascia rossa» dove rientrano, secondo i parametri della Regione Puglia, tutti i centri con un numero di contagi superiore a 50 unità.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here